Myanmar: La calma che rimane con te…

E’ la sensazione più forte che mi ha lasciato il Myanmar. Sembra di essere tornata ora, tanto è vivo il ricordo di quel fare vivace, sereno e operoso che vivi per le strade e nei villaggi.

di Gloria Minarelli

Le ciotolette di terracotta comprate al villaggio di Yandabu sono in bellavista nel mio soggiorno dal novembre 2016, sono quattro, molto simili ma non uguali!

Lisce, curate nei bordi, leggermente ruvide in alcuni tratti, il loro margine è ondulato e armonico, un paio sono di color rosso più cupo e tutte al centro portano la scritta “Yandabu”.

Nel villaggio si lavora la terracotta e si producono utensili , giare, vasi e oggetti per tutto il comprensorio; il vicino fiume è la “strada” più utilizzata per trasportare queste merci in tutto il Paese.

Sono incredibili le mani che lavorano abilmente la pasta grigia morbida, sono guidate dalla fantasia del momento, danno forma e vita all’inerte argilla raccolta sulle rive del fiume.

Myanmar

Non puoi staccare gli occhi dagli uomini impegnati al tornio, ma percorrendo le strade sterrate del villaggio, sei costretto a curiosare in qua e là.

Seguire le sagome degli animali liberi, accovacci ed accolti vicino alle porte di casa, vicino ai bambini che giocano e alle donne che ci guardano.

E’ un’occasione incredibile al rispetto e all’ascolto, solo così si può entrare nei cerchi magici della quiete, del ritmo ancestrale delle genti del Myanmar.

Sono ancora qui i colori dei mercati sull’acqua, il rosso dei piccoli pomodori maturi, il verde dei legumi e il dondolio dell’imbarcazione agile sul fiume.

Una tela dipinta ad olio, comprata in momento di folle lucidità in un salone d’arte a Mandalay.

Ritrae ombrelli aperti sull’acqua visti dall’alto, sono color arancio, gialli e verdi, si susseguono in un vortice di forme circolari, li guardo e torna la calma, arriva il sonno e il sogno di tornare là.

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